UN ATTO POLITICO O UN GESTO DISPERATO?
Esistono storie insignificanti destinate a ripetersi all’infinito, e altre, più interessanti, a finire nell’oblio. Una di queste è la vicenda di Valerie Solanas, scrittrice femminista e autrice del Manifesto SCUM (Manifesto per l’eliminazione del maschio), uno dei testi più radicali – e a tratti deliranti – del movimento femminista, tanto da subire una vera e propria damnatio memoriae da parte del movimento stesso e del mondo accademico. La donna, il 3 giugno 1968, sparò tre colpi di pistola ad Andy Warhol.
VIOLENZA CHE GENERA VIOLENZA
Valerie Solanas nacque il 9 aprile 1936 a Ventnor City, nel New Jersey, e fu fin da subito vittima di violenze sessuali e abusi da parte di numerosi membri maschili della famiglia: prima il padre, poi il patrigno e, infine, il nonno. Nel 1950, a soli quattordici anni, partorì una bambina, Linda, nata dalle violenze subite dal padre o dal patrigno – una paternità che nessuno si interessò mai di rivendicare – e cresciuta in famiglia come se fosse una sorella. Qualche anno dopo rimase incinta di un marinaio, ma decise di dare il figlio in adozione in cambio del pagamento delle rette universitarie; riuscì così a iscriversi alla facoltà di Psicologia dell’Università del Maryland, dove si laureò con ottimi voti. Tuttavia, dopo pochissimi mesi, abbandonò il mondo accademico, denunciando un sistema di selezione e retribuzione profondamente sessista, e si trasferì a New York, dove sperava di diventare un’attivista e scrittrice. In realtà, visse prevalentemente di accattonaggio, prostituzione e dei magri proventi dei suoi testi: Up Your Ass: A Young Girl’s Primer on How to Attain the Leisure Class e il Manifesto SCUM, che vendeva nei pressi di Greenwich Village a un dollaro agli uomini e a venticinque centesimi alle donne.

IL MANIFESTO PER L’ELIMINAZIONE DEL MASCHIO
Il Manifesto SCUM non è un testo per menti moderate o suscettibili. Senza giri di parole né mediazioni simboliche, Valerie Solanas teorizza l’eliminazione materiale e concettuale del maschio: del maschio biologico e dell’uomo come costruzione di genere, inteso nelle sue caratteristiche predatorie e distruttive. Avvertiva la necessità di distruggere integralmente il sistema capitalistico fondato sul denaro, sul lavoro e sullo sfruttamento, come condizione preliminare per l’emancipazione del genere femminile. Il patriarcato, si serve della società capitalistica per perpetuarsi, e le principali vittime di questo sistema sono le donne. Esse hanno subito una sorta di ribaltamento ontologico: le caratteristiche essenziali della donna sono state attribuite all’uomo e viceversa. Sono state convinte che «l’uomo è la donna e la donna è l’uomo» e che forza, carisma, vigore, coraggio, determinazione e ambizione, qualità essenzialmente femminili, appartengano al maschio. In realtà, è l’uomo, secondo Solanas, il sesso debole. Egli è fragile, sentimentale, manchevole e in sostanza: una donna mancata che soffre di complessi di inferiorità e deliri di onnipotenza. Questa tesi conduce il binarismo di genere alle sue estreme conseguenze, ribaltando radicalmente ciò che per secoli la cultura patriarcale ha impresso sul mondo femminile. Non credeva nella parità di genere, ma nella superiorità del genere femminile su quello maschile, riproponendo in forma rovesciata l’opposizione tra sesso forte e sesso debole, per individuare in quest’ultimo il responsabile del futuro collasso dell’umanità. Scritto dalle paludi più profonde del patriarcato, lo SCUM avrebbe dovuto trasformarsi in un movimento: un’organizzazione armata, capace di agire dal basso in modo subdolo e furtivo, con l’obiettivo di distruggere radicalmente un sistema fondato sulla prevaricazione del maschio. La conquista dei diritti in una società strutturalmente sbagliata non ha senso, bisogna distruggerne le basi attraverso la lotta violenta.
ANDY WARHOL: UN ARTISTA POP DALL’ANIMA UNDERGROUND
Andy Warhol, invece, non ha bisogno di presentazioni. Basta dire che fu l’esponente di una delle correnti artistiche più brillanti, dozzinali, incisive e brutte di tutto il Novecento. L’ossessione per le icone pop lo spinse fino a trasformare sé stesso in una di esse, in un prodotto di consumo da replicare e riprodurre all’infinito. Per Warhol l’arte era visceralmente legata al business: il vero artista era colui che sapeva concludere i migliori affari. Tuttavia, relegarlo alla sola pop art sarebbe riduttivo; nel cinema fu un visionario, coniò il termine film underground e offrì ai suoi artisti uno spazio in cui esprimersi senza regole. Voleva creare una controcultura progressista e anticonformista. La sua Factory, un vasto laboratorio di arte, pittura e cinema era una comunità di outsider: neri, queer, lesbiche, trans e omosessuali che, nonostante i movimenti di liberazione sessuale, di emancipazione femminile e la radicalizzazione delle lotte per i diritti della comunità afroamericana, dal Black Power alle Black Panthers, restavano confinati ai margini di un’America strutturalmente sessista, razzista e bigotta.

UP YOUR ASS: IL MOVENTE DELL’ATTENTATO
Solanas iniziò a frequentare Warhol perché voleva che le pubblicasse l’opera teatrale Up Your Ass. Una sorta di squallida, grottesca e tragicomica autobiografia nei panni di una prostituta lesbica di nome Bongi Perez, che si aggira tra i marciapiedi di New York facendo catcalling alle figlie di papà in stile: «dammi un bacio e ti lascio passare» o «avete la passera di Dior?», interagendo in maniera volgare e del tutto priva di senso con uomini incontrati casualmente per strada, e che si conclude con la morte di un ragazzo strangolato dal padre, sotto il sorriso compiaciuto della protagonista. Non è difficile capire il motivo per cui Warhol si rifiutò di realizzarla. Ad ogni modo, forse spaventato dai suoi modi, imbarazzato dalla sua insistenza e non trovando il coraggio di dirle che non l’avrebbe mai pubblicata, fece finta di averla persa; secondo le cronache, questa fu la scintilla che fece esplodere in Solanas l’idea di uccidere Andy Warhol.
231 EAST 47TH STREET, NEW YORK, 3 GIUGNO 1968
Era un maggio torrido. Valerie Solanas uscì di casa con una beretta in borsa e un’unica intenzione: ottenere con la forza la pubblicazione di Up Your Ass. Ci provò con il regista Lee Strasberg e con la produttrice Margo Faiden, a cui puntò addosso una pistola, ma entrambi rifiutarono. A quel punto, in preda all’ira, decise di recarsi alla Factory di Andy Warhol, dove lo attese per molte ore. Quando finalmente lo vide arrivare insieme al compagno Jed Johnson, salì in ascensore con loro. Giunti al piano, Paul Morrissey, regista, stretto collaboratore di Warhol e gestore della Factory, tentò di cacciarla, ne nacque una breve discussione, la situazione degenerò e Valerie estrasse dalla borsa la pistola, la puntò contro Warhol e gli sparò tre colpi: uno dei quali gli perforò i polmoni.

CONCLUSIONI
Andy Warhol sopravvisse all’attentato e Valerie Solanas venne arrestata immediatamente. Alcuni tentarono di attribuire al gesto un movente politico: secondo questa lettura, la scrittrice sarebbe uscita con l’intenzione di uccidere Warhol in quanto maschio e simbolo di una società capitalistica e patriarcale, trasformando il tentato omicidio nella messa in pratica delle tesi del Manifesto SCUM. Tuttavia, la ricostruzione cronologica degli eventi suggerisce un quadro più prosaico e meno ideologico. Il gesto appare legato, prima di tutto, a un movente materiale e vendicativo: il rifiuto di pubblicare Up Your Ass, l’umiliazione subita e la convinzione di essere stata deliberatamente sabotata. È possibile che Solanas, anche solo a posteriori, abbia cercato di razionalizzare quell’azione attraverso le proprie idee politiche e di sfruttare la notorietà improvvisamente acquisita per dare visibilità al suo manifesto; resta però difficile ricondurre una condotta così disorganica e impulsiva a un disegno politico coerente e consapevole.
Indebolisce l’ipotesi di un movente politico anche l’esito della perizia psichiatrica, che dichiarò Solanas psicotica e ne dispose l’internamento al Bellevue Hospital, dove venne sottoposta a un’isterectomia sperimentale (una brutale asportazione dell’utero).
Pochi giorni dopo l’attentato, l’editore Maurice Girodias – noto per aver pubblicato Lolita – decise di sfruttare la notorietà improvvisa di Solanas e di pubblicare il suo manifesto, escludendo l’autrice da qualsiasi diritto economico. Probabilmente, in uno stato di estrema fragilità e disperazione, Solanas aveva già ceduto i diritti in precedenza. In ogni caso, non vide mai un centesimo dei proventi della pubblicazione. Uscì dal manicomio nel 1971 e iniziò a condurre una vita di miseria, prostituzione e isolamento. Morì a San Francisco il 25 aprile 1988 povera e completamente sola.
La storia di Valerie Solanas è una storia importante perché mostra in maniera emblematica e parossistica il vero volto di capitalismo e patriarcato; due lati di una stessa medaglia e di cui Andy Warhol stesso è stato vittima. Alcune delle intuizioni presenti all’interno del Manifesto Scum sono corrette: emanciparsi, pretendere l’uguaglianza o diritti all’interno di un sistema strutturalmente ingiusto senza tentare di sovvertirlo è inutile. Come si fa a essere giusti in un mondo ingiusto? O felici in un mondo infelice?


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