Le ultime audizioni della commissione parlamentare d’inchiesta riaccendono l’attenzione sul caso David Rossi, aprendo nuove piste tra anomalie investigative, interessi opachi e possibili connessioni criminali.

 La caduta nel buio

Il 6 marzo 2013, il capo ufficio stampa di Monte dei Paschi di Siena, David Rossi, è stato trovato senza vita nel vicolo Monte Pio accanto a Rocca Salimbeni, sede storica di una delle banche più antiche del mondo. Secondo i magistrati senesi non c’erano dubbi: la posizione del corpo, perfettamente allineata alla finestra spalancata del suo ufficio, non lasciava spazio ad altre ipotesi – Rossi si era buttato. Anche la perquisizione dell’ufficio sembrava confermare l’ipotesi iniziale: nel cestino della carta sono stati trovati alcuni biglietti d’addio indirizzati alla moglie, Antonella Tognazzi, uno dei quali diceva: «Ciao Toni, amore, l’ultima che ho fatto è troppo grossa per poterla
sopportare. Hai ragione, sono fuori di testa da settimane.»

Il crac di Mps

Da settimane David Rossi viveva in uno stato di forte agitazione, ansia e paranoia. Le indagini sulla mala gestione di MPS erano appena esplose con al centro i vertici dell’epoca, Giuseppe Mussari e Antonio Vigni, ritenuti responsabili del tracollo finanziario della banca. In qualità di capo della comunicazione e figura vicina ai due manager – da molti considerato la scatola nera di Mussari – David finì presto nel mirino degli inquirenti. Il 19 febbraio 2013 subì una perquisizione: casa, ufficio e automobile vennero passati al setaccio dai magistrati. Questa cosa lo sconvolse. Agli atti risulta che due giorni prima di buttarsi, aveva avuto uno scambio di mail con il nuovo amministratore delegato di MPS, Maurizio Viola: «Stasera mi suicidio, sul serio. Aiutatemi!!!» e poi: «Mi hanno inquadrato male», «Vorrei garanzie di non essere travolto da questa cosa, per questo lo devo fare subito, prima di domani». Secondo alcune ricostruzioni, Rossi aveva intenzione di parlare con i magistrati per chiarire il proprio ruolo e ricostruire i rapporti tra la dirigenza della banca, le istituzioni e il mondo politico. Due giorni dopo, però, morì in circostanze che, con il passare del tempo, sono apparse sempre più sospette nonostante il caso sia stato archiviato come suicidio.

Le incongruenze

La moglie di David, Antonella Tognazzi, la figlia Carolina Orlandi e i loro legali hanno sempre contestato con forza la tesi del suicidio. Si tratta di un’ipotesi che può apparire verosimile in superficie, ma che crolla sotto il peso delle numerose incongruenze emerse nel corso del tempo. Innanzitutto, ci sono un sacco di perplessità sulla dinamica della caduta: il corpo di David precipita a candela senza slancio, con il volto rivolto verso il muro, per poi piegarsi su sé stesso. Una caduta che fa pensare a una persona già priva di sensi, lanciata in uno stato di incoscienza. Infatti, una nuova perizia autoptica disposta da Carmelo Miceli (legale della moglie e figlia), ha rilevato la
presenza di residui solitamente lasciati da prodotti come il triclorometano (cloroformio), lasciando ipotizzare che Rossi possa essere stato stordito prima della caduta.
La maggior parte delle lesioni, quelle al volto, alle braccia e nella zona addominale e inguinale, sono incompatibili con l’impatto al suolo: le braccia presentano segni riconducibili alla pressione di dita, come se l’uomo fosse stato afferrato e strattonato con forza da terzi. Lo stesso discorso vale per le abrasioni sul polso, provocate, probabilmente, dallo sfregamento del suo orologio sulla pelle. Cinturino e quadrante, infatti, sono stati trovati separati e ad alcuni metri di distanza dal cadavere e si ipotizza che, nel tentativo di trattenere David per un braccio, l’orologio sia rimasto nelle mani di qualcuno e che sia stato gettato successivamente. Su questo dettaglio sta attualmente indagando una commissione parlamentare d’inchiesta.

Commissione d’inchiesta: accertamenti e speculazioni

Le novità emerse dalle ultime audizioni della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi sono numerose e, in parte, controverse. Le più solide sembrerebbero quelle di natura tecnica: le analisi condotte sul polso sinistro di Rossi, unitamente alle perizie sull’orologio Sector Expander modello 308 da lui indossato, hanno confermato che l’orologio è caduto prima dell’impatto al suolo e che le lesioni presenti sul polso sono compatibili con una pressione prolungata e uno sfregamento dell’orologio sulla pelle. A rafforzare la possibilità che il polso sia stato afferrato da terzi c’è, inoltre, la presenza di una traccia di elemento oro sulle lesioni cutanee: dettaglio che suggerisce il possibile contatto con una fede o un anello, come se qualcuno avesse trattenuto Rossi per il braccio. Un altro elemento rilevante riguarda la presenza di schegge di legno sulla pancia e sui pantaloni del manager. La loro posizione è compatibile con un contatto diretto e violento con una superficie
lignea, come se il corpo fosse stato spinto o trascinato oltre il davanzale, oppure trattenuto con forza, sfregando con la parte anteriore del busto contro il bordo della finestra. 

Vi sono poi alcune tesi più suggestive ma meno fondate, come il misterioso numero 4099009, comparso tra le ultime chiamate in uscita dal cellulare di Rossi poco prima della sua morte. Secondo Maurizio Montigiani, dipendente del Monte dei Paschi di Siena e testimone ascoltato dalla commissione, quel numero non sarebbe associato a un’utenza telefonica, ma corrisponderebbe a un certificato di deposito ordinario a tasso fisso, emesso dalla filiale di Viadana della Banca Popolare di Puglia e Basilicata. Un dettaglio apparentemente marginale, ma che – a detta di Montigiani – si collegherebbe a un contesto più ampio e potenzialmente rilevante. Rossi, in qualità di capo della comunicazione di MPS, gestiva anche le sponsorizzazioni della banca verso enti e associazioni, comprese alcune società sportive. Tra queste, il Viadana Rugby,
con sede proprio nella cittadina mantovana. Secondo quanto emerso, Rossi si recava con una certa regolarità a Viadana, ufficialmente per motivi legati alle sponsorizzazioni. Il contesto locale, però, è sospetto: Viadana è nota da anni per la presenza della ‘ndrangheta, in particolare della cosca Grande Aracri e, presso la filiale bancaria menzionata da Montigiani, sarebbero stati attivi dei conti intestati a un boss della cosca. A complicare ulteriormente il quadro c’è un aspetto economico rilevante: David Rossi gestiva oltre 100 milioni di euro l’anno in sponsorizzazioni. Una cifra importante che, dopo lo scoppio della crisi finanziaria del Monte dei Paschi, venne congelata dalla banca d’Italia, con il blocco di tutte le sponsorizzazioni della fondazione. Una decisione che privò Rossi di un potere significativo – sia economico sia relazionale – e che, secondo alcuni, potrebbe aver generato pressioni nei suoi confronti.
Un’altra testimonianza raccolta dalla commissione è quella di Giovanna Ricci, ex agente della polizia Municipale di Siena, la quale ha dichiarato di aver ricevuto soffiate su conti occulti riconducibili a soggetti vicini alla criminalità organizzata, presso MPS. Inoltre, la sera della morte di David, due persone le avrebbero riferito di aver assistito a una lite all’interno degli uffici e di aver visto un uomo con un atteggiamento minaccioso salire verso l’ufficio del manager da un ingresso secondario.

Entrambi i racconti, tuttavia, risultano al momento privi di riscontri concreti. La tesi di Montigiani è stata smentita dalle perizie tecniche della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato, nonché dal gestore telefonico di Rossi, secondo il quale il numero misterioso corrisponderebbe a una semplice ricarica telefonica automatica. Nessun legame, quindi, con i certificati di deposito, né con la cosca Grande Aracri. Anche la testimonianza di Giovanna Ricci appare nel complesso discutibile, ma
contiene un dettaglio che merita attenzione. In effetti, secondo quanto registrato dalle telecamere di videosorveglianza, intorno alle ore 20.00 – quando David Rossi era già riverso a terra e in stato di semicoscienza – un uomo con un giubbotto scuro e berretto si sarebbe affacciato nel vicolo di Monte Pio, avrebbe osservato il corpo per qualche secondo e, poi, si sarebbe allontanato senza chiamare i soccorsi. L’identità di quell’uomo non è mai stata accertata, eppure, il suo comportamento lascia ipotizzare un possibile coinvolgimento nella morte di David Rossi.


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